Madonna in trono con il Bambino e angeli tra i Santi Tommaso d’Aquino, Maddalena, Caterina e Giovanni Battista

Informazioni principali

[Info]Anamnesi storico / artistica

Quasi certamente l’opera è da identificare nella tavola vista dal Vasari in San Domenico a Ravenna «in una facciata della Chiesa» e dal biografo definita «assai bella»: lo confermerebbe il Fabri (1664) che la segnalava «sopra la porta maggiore». Nel santo posto all’estrema sinistra, descritto in alcuni inventari e nei cataloghi della mostra di Melozzo (Gnudi 1938) e del Martini (1959) come un San Domenico, è invece da riconoscere San Tommaso d’Aquino, la cui identità è accertata dalla scritta sul filatterio esibito dal Bambin Gesù («BNE SCRIPXISTI DE ME THOMA»), e dagli stessi caratteri iconografici (il sole raggiante sul petto, il viso privo di barba; in genere San Domenico è raffigurato con una stella sul capo e il volto barbato); ma a tale identificazione erano già pervenuti diversi eruditi ravennati a cominciare dal Fabri (1664, 1678).

L’opera tra le più suggestive del Rondinelli, è precisa testimonianza di una fase avanzata dell’attività del pittore che, circa nel 1495 o poco dopo, abbandonava l’iniziale «diligente descrittivismo, povero nell’invenzione stilistica» per «un fare più largo e riassuntivo, di calmo avvolgimento tonale di pacata intonazione sentimentale» (Martini, 1959).

Si osservi in quest’opera la rigorosa impostazione volumetrica, per precise masse compatte, isolate nello spazio entro il nitore dei segni, e l’indiscutibile nobiltà dei personaggi (anche se, come sempre nel Rondinelli, di fattura accurata ma un poco gracili e rigidi nell’impianto), nonché la finezza di certi particolari, come le testine dei due angeli in basso che suonano l’uno la mandola, l’altro la viola, o la decorazione floreale sui gradini del trono.

Come già rilevava il Martini (1959), «le figure si dispongono in una norma compositiva di bilanciata simmetria che sfiora da vicino la convenzionalità: in ogni caso suona arcaica, a quei giorni». Ma le tinte raffinate, l’accorato desiderio di amalgama atmosferico, il nitore del disegno, riscattano l’opera da anonima genericità.

Sono da notare le evidenti affinità tra la testa della Madonna e quella della Vergine con il Bambino, opera firmata dal Rondinelli conservata nella Galleria Doria Panphilj in Roma (cfr. Ricci 1919). E la figura di Maddalena è assai simile a quella, di analogo soggetto, apparsa in vendita a Roma all’asta Christie’s del 26 e 27 maggio 1981 (lotto 186) con un corretto riferimento attributivo al Rondinelli.

Anamnesi storico / artistica »

Secondo le testimonianze del Vasari e del Fabri la tavola si trovava in origine nella facciata della chiesa di San Domenico a Ravenna.

L’opera è precisa testimonianza di una fase avanzata dell’attività del pittore che, circa nel 1495 o poco dopo, abbandonava l’iniziale «diligente descrittivismo, povero nell’invenzione stilistica» per «un fare più largo e riassuntivo, di calmo avvolgimento tonale di pacata intonazione sentimentale» (Martini, 1959).

Si osservi in quest’opera la rigorosa impostazione volumetrica, per precise masse compatte, isolate nello spazio entro il nitore dei segni, e l’indiscutibile nobiltà dei personaggi, nonché la finezza di certi particolari, come le testine dei due angeli in basso, o la decorazione floreale sui gradini del trono.

Sono da notare le evidenti affinità tra la testa della Madonna e quella della Vergine con il Bambino, opera firmata dal Rondinelli conservata nella Galleria Doria Panphilj in Roma.

Diagnostica e analisi

Diagnostica e analisi »

Scheda informativa

Collocazione

Corridoio Guidarello

Certezza luogo esecuzione

Si

Certezza data esecuzione

Si

Tecnica

Tempera su tavola

Altezza

180

Larghezza

222

Cartina

Scheda informativa »

Collocazione

Corridoio Guidarello

Certezza luogo esecuzione

Si

Certezza data esecuzione

Si

Tecnica

Tempera su tavola

Altezza

180

Larghezza

222

Cartina

Interventi conservativi

Interventi conservativi »